Vicentini nel mondo

Dal 1876 al 1976 furono 27 milioni, lo stesso numero della popolazione italiana censita nel 1861, al momento della proclamazione dell’Unità.
Famiglie intere che partono, con le poche cose che hanno, dalla montagna, dalla pianura. Contrade che si svuotano. Case e poderi abbandonati.
Ma anche contadini che non hanno nulla, piccoli possidenti che hanno messo da parte qualche risparmio, tutti appartenenti alla stessa comunità, che scelgono di diventare esuli in nome della loro fede aggredita e umiliata. Interi paesi di campagna che si stringono attorno al parroco e a un campanile vilipeso dall’Italia risorgimentale,
laica e antipapista, e si imbarcano sui piroscafi dell’emigrazione
per ritrovare in terre lontane, soprattutto nel Brasile meridionale, la libertà e la dignità perdute. E poi ci sono i singoli pionieri, gli avventurieri. Gente che è arrivata dappertutto, dall’Alaska
al Polo Sud. Gente che ha fatto fortuna e soldi, o che si è ammalata ed è morta giovane facendo una vita da cani nelle miniere di carbone in Belgio o in Francia, bonificando fra insetti e
serpenti le plaghe del Rio Grande, tagliando le canne da zucchero all’interno dell’Australia. Ci sono gli zii di America, che hanno creato patrimoni da milioni di dollari, c’è chi ha fatto fortuna nella politica, nel commercio, nell’arte, chi ha creato industrie.
C’è chi ha sudato fino in fondo per sbarcare il lunario e portare a casa lo stretto necessario, e chi non è riuscito a fare neppure questo, scomparendo nel nulla assieme al proprio fallimento da nascondere.
(articolo tratto da VICENTINI NEL MONDO - numero 6 anno 2008)

Il ritrovo dei Vicentini dislocati nel mondo per una giornata d’incontro a Vicenza in Piazza dei Signori.
Noi abbiamo avuto la fortuna di essere presenti con la parte delle comunicazioni e della logistica.

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